“…la mamma penserà che sono un papero cattivo”

“…ieri sera mia figlia (2 anni) ha morsicato sua sorella (4 anni) e poi continuava a urlare e piangere…io l’ho sgridata con poche parole chiare, per farle capire che era sbagliato ma evitando di darle troppa attenzione…ma lei continuava a piangere lo stesso”

Ok, come genitori abbiamo imparato che i bambini sanno inventarsi di tutto in certi casi pur di attirare la nostra attenzione e sono pronti anche a farsi sgridare. In questo senso dimostrano di avere capacità cognitive ben sviluppate!
Ma c’è dell’altro. Anche le emozioni seguono un loro sviluppo e verso i due anni compaiono quelle che vengono definite EMOZIONI COMPLESSE o anche EMOZIONI SOCIALI: si tratta della Vergogna, dell’Orgoglio e anche del Senso di colpa. Quest’ultimo in particolare è un concetto molto presente nella nostra cultura. Ma il senso di colpa di per sé serve a poco, ha sempre bisogno di essere elaborato, incanalato.
Quando i bambini fanno qualcosa di sbagliato, proprio perché capiscono di aver sbagliato (e in questo noi li aiutiamo) possono sentirsi in colpa e aver bisogno di aiuto nell’elaborare questa emozione. Stanno imparando che le loro azioni hanno delle conseguenze (e in questo noi li aiutiamo) e dunque se ne preoccupano…. così hanno bisogno di essere rassicurati del fatto che noi continuiamo a voler loro bene, del fatto che il nostro affetto resta immutato (aiutiamoli anche in questo!)
Insegnare ciò che è giusto o ciò che è sbagliato è irrinunciabile ma le modalità fanno la differenza e anche in questo caso è utile ricordare un principio generale: facciamo sempre riferimento alle AZIONI, ai COMPORTAMENTI e mai alla PERSONA! (come ci insegna Rogers*). Tanto per fare un esempio: un conto è parlare di “bugie” e un altro è parlare di “bugiardi”.
PS. il titolo di questo post è una citazione tratta dalla serie I Pigianimali, dalla
puntata in cui Quacky (il più giovane tra i 4 personaggi, Squacky nella versione originale) impara a usare il vasino ma sbaglia i tempi (e con le naturali conseguenze, si bagna), così al momento di addormentarsi si trova a rimuginare sull’accaduto mortificato e dichiara: “la mamma penserà che sono un papero cattivo” (naturalmente l’episodio rappresenterà una occasione di crescita grazie al sostegno dei suoi compagni e di un personaggio esterno, l’esperto di turno a cui si rivolgono insieme per chiedere aiuto, come sempre).

Avete episodi analoghi da raccontare?

Carl Ramson Rogers

(1902 – 1987), psicologo statunitense (cofondatore della psicologia Umanista), ha dedicato la massima attenzione al Bisogno di relazione (considerato uno dei 3 bisogni fondamentali per l’Autorealizzazione, insieme al Bisogno di Competenza e al Bisogno di Autonomia), elaborando una teoria ad hoc. Secondo questo autore, ciò di cui le persone hanno bisogno fin dalla nascita è di essere amate incondizionatamente, apprezzate e valorizzate per ciò che sono e per il potenziale che possono esprimere e non condizionatamente al fatto di essere capaci di soddifare le attese degli adulti. Concretamente, il bisogno è quello di ricevere una considerazione positiva incondizionata (Unconditional Positive Regards), ovvero una valutazione di sè come persona che vale, indipendentemente dai risultati [Rogers, C. R., 1951. Client-centred therapy: Its current practice, implicaziont and theory. Boston, MA, Houghton Mifflin; trad. it. Martinelli, 1970] in [Moè, A., 2001. La motivazione. Il Mulino, Bologna].

Psicologia Umanistica-Esistenziale

I teorici di orientamento umanistico ed eistenziale sono spesso uniti in un approccio definito modello umanistico-esistenziale, in ragione dell’accento comune postu su dimensioni centrali dell’esistenza umana: l’essere umano non può essere ridotto alla semplice somma dei conflitti psicologici , dei comportamenti appresi o dei modi di pensare; in quanto essere umano ha anche la capacità di porsi dei problemi di ordine filosofico come la comsapevolezza del sé, i valori importanti, il senso della vita e la libertà di scelta.

D’altra parte tra i due orientamenti vi sono anche differenze importanti.

I teorici umanisti, animati da una concezione più ottimista, ritengono che gli essere umani nascano con una propensione naturale a essere cordiali, costruttivi e disposti a collaborare e sono portate ad AUTOREALIZZARSI, ossia a esprimere le proprie potenzialità per raggiungere l’appagamento e la crescita (ma possono farlo solo se riconoscono con sincerità, accettandole, le loro debolezze come anche i loro punti di forza, e se stabiliscono valori personali soddisfacenti sui quali basare la propria vita).

I teorici esistenziali concordano con l’idea che gli esseri umani debbano avere una precisa consapevolezza di se stessi e vivere delle esistenza significative, definite da loro “autentiche”, per avere un equilibrio psichico, ma non credono che le persone siano per natura inclini a vivere in odo positivo.

La visione Umanistica ed Esistenziale (dell’anormalità) risalgono agli anni ’40 del XX secolo. In quel periodo Carl Rogers, ritenuto da molti il pioniere della prospettiva umanistia sviluppò un’approccio noto come “teoria centrata sul cliente” e la teoria dell’Unconditional Positive Regards.
[Comer, R., J., 2011. Psicologia clinica. A cura di A. Granieri e F. Rovetto, De Agostini Scuola, Novara, 2013]

Carl Rogers e Abraham Maslow sono considerati i fondatori della Psicologia Umanista che si è sviluppata negli U.S.A. agli inizi degli anni settanta.

Comunicazione sociale

Grazie mamma

Indipendentemente dallo “sponsor”, ecco un video che commuove e fa pensare…