Zack & Quack, la potenza della carta

Tra le tante produzioni televisive dedicate ai bambini, quella di Zack & Quack merita sicuramente di essere vista, per tanti motivi:

1. per l’originalità dell’idea zq12ovvero l’animazione di un grande libro pop-up, in cui tutto è fatto di carta e i personaggi si muovono da una pagina all’altra (ogni volta che si cambia scena);

2. per la bellezza della grafica e delle animazioni che lasciano davvero incantati;

3. per la riccchezza delle storie e la finezza dei protagonisti: Zack, Quack e Kira, vera eroina della serie che porta sempre con sé una borsa degli attrezzi speciale;

4. per la scelta di un eroe al femminile, nonostante il titolo strizzi l’occhio a un pubblico maschile (il mercato dei prodotti tv rischia di ricalcare la suddivisione visibile nei negozi di abbigliamento per bambini: da un lato quelli azzurri (e varianti) e dall’altro quelli rosa (e varianti);

5. per il motto ripetuto in ogni puntata (da Kira): “con la carta puoi giocare e tutto sistemare!” le soluzioni costruite con la carta in ogni epidosio sono affascinanti e stimolanti per la fantasia di grandi e piccoli;

zq16. per l’esempio che da’ Zack con le sue spiccate abilità di problem solving;

7. per le implicazioni psicologiche collegate all’apertura dei pop-up: ognuno apre uno scenario a sorpresa, un cambiamento dell’ambiente a cui occorre adattarsi (e con cui occorre interagire) e i personaggi lo fanno sempre con uno stile (di coping) funzionale e centrato sul problema, d’altra parte l’entusiasmo è a priori, proprio nella scelta stessa di aprire quel pop-up misterioso (tendenza ad affrontare).

 

 

PROBLEM SOLVING ed EURISTICHE

Nella vita incontriamo spesso situazioni che sono qualcosa di nuovo e per cui non abbiamo una soluzione a portata di mano. Si tratta di imboccare il ramo di un albero decisionale che non sappiamo bene a che cosa ci porterà, ma che ci sembra pià conveniente e opportuno di altri. Ci sono perà anche situazioni in cui affrontiamo dei problemi ben definiti, dove c’è una soluzione ottimale e si tratta di individuarla. I primi ad occuparsi a livello teorico di questo tipo di situazioni sono stati alcuni psicologi tedeschi appartenenti al movimento gestaltista, a partire dagli anni Venti del secono scorso. Essi hanno accertato empiricamente che spesso la SOLUZIONE DI PROBLEMI (ovvero il PROBLEM SOLVING) di tale specie non avviene per gradi (per prove ed errori) ma per una sorta di ristrutturazione cognitiva.
Molti scienziati e artisti raccontano di aver lavorato su un problema per anni, senza aver trovato una soluzione soddisfacente. Poi, all’improvviso la soluzione è apparsa di fronte ai loro occhi, quando il problema è stato considerato da un nuovo punto di vista (ovvero “ristrutturato”).

[Anolli e Legrenzi, 2001. Psicologia generale. Il Mulino, Bologna]

Un altro modo per tentare di risolvere un problema è quello di ricorrere a delle euristiche del giudizio*, ovvero a scorciatoie mentali, regole o strategie semplici e spesso approssimative che utilizziamo per risolvere un problema e per dare senso all’enorme e confusa quantità di informazioni che riceviamo.

[Aronson, 2006. L’animale sociale. Apogeo, Milano]

STILI DI COPING

Le modalità di COPING sono state definite da Lazarus (1991) come sistemi adottati consapevolmente per fronteggiare una situazione a contenuto emotivo e che creano una modulazione nelle emozioni a contenuto emotivo e che creano una modulazione nelle emozioni provate. Il COPING può motivare o demotivare e i motivi possono variare a seconda che la focalizzazione sia nel risolvere il problema oppure nell’approfondirlo, viverlo, accettarlo o negarlo. Emergono 3 così diversi STILI DI COPING.

1. Coping attivo: avvicinamento –> accettare il confronto con l’altro, affrontare il compito o il problema, imporsi;

2. Coping sul significato –> Ripensare alla situazione, ridimensionare il problema, accettare la propria parte di rseponsabilità

3. Coping passivo: evitamento –> Prendere distanze, megare l’evento, proiettare sugli altri, rimuovere.

[Moè, 2010. La Motivazione. Il Mulino, Bologna]

AFFRONTARE o EVITARE...

Le emozioni ci spingono a fare e desiderare ma anche a evitare. Vi è infatti un alternarsi di contrapposte tendenze all’avvicinamento o all’evitamento, cui corrispondono rispettivamente un sistema di speranza o di paura.

– la tendenza all’evitamento comporta un sistema difensivo e di chiusura che porta a proteggersi nel rimore di perdere delle abilità o di conseguire degli insuccessi (paura);

– la tendenza all’avvicinamento si caratterizza per un sistema di fiducia e di apertura che porta a volersi cimentare nel compito e a desiderare di crescere (speranza).

Il sistema di paura tende a far focalizzare sui dati esistenti e a favorire l’utilizzo di euristiche* del tipo bottom-up (stare nella situazione, non uscire dai propri schemi di pensiero), mentre il sistema di speranza porta con maggiore probabilità a riflessioni sganciate dai dati della situazione presente attraverso euristiche del tipo top-down, caratterizzate dalla preferenza per forme di pensiero creativo.

[Moè, 2010. La Motivazione. Il Mulino, Bologna]