Una App per sviluppare il Linguaggio?

In questi giorni pre-natalizi la TV trabocca di pubblicità di giocattoli di ogni tipo e uno spot mi ha colpito, come se avesse attivato una spia che dice pericolo-pericolo-pericolo!! E all’improvviso ho ricordato una campagne di crowdfounding: tuteliamoci dalle pratiche irresponsabili di marketing
Ora, premesso che credo fortemente nelle potenzialità della tecnologia, anche nel caso dei bambini (cfr. le recensioni di App), credo anche che a fare la differenza sia l’uso che facciamo di ogni singolo dispositivo (non tanto lo strumento in se’) dalla Tv in poi..
Ma sentire (stavo guardando e facendo altro) lo speacker che dice “tante app per sviluppare il linguaggio” mi fa drizzare le orecchie.
Per essere più accademici dirò che uno spot del genere mi suggerisce una serie di riflessioni importanti a partire dalla letteratura internazionale, considerando che lo spot in questione presenta un Tablet destinato a bambini dai 18 mesi ai 6 anni (“il vero tablet personalizzabile che cresce con tuo figlio” e già l’utilizzo della formula “il vero” dovrebbe farci alzare le antenne agli ascoltatori/consumatori….come accadeva con i vecchi quiz della patente di fronte alle formule mai/sempre! c’era sempre l’inganno!).
DUE RIFLESSIONI DI AMBITO EVOLUTIVO:
1. Se parliamo L1 e di sviluppo tipico parliamo di ACQUISIZIONE e cioè di un processo specifico (e non di apprendimento, sviluppo o altri tipi di processi)
2. L’acquisizione della L1 da parte del bambino avviene all’interno della RELAZIONE con gli ADULTI SIGNIFICATIVI e in particolare all’interno della quotidianità della diade MADRE-BAMBINO, questo è lo spazio e la modalità fondamentale e tendenzialmente sufficiente… cercare qualcosa in più significa ritenersi insufficienti e/o voler delegare questa funzione…è quelo che vogliamo come genitori/zii/nonni? non credo.
Ho cercato online qualche informazione in più e ho trovato un video ufficiale che presenta le 4 aree in cui si articolano le App che accompagnano il tablet (Linguaggio, Coordinazione Manuale, Logica, Creatività) sottolineando che tutti i giochi hanno Modelli di difficoltà crescenti: 18m – 24m – 36m.
Ecco, ancora una volta la spia si accende pericolo-pericolo-pericolo!!

Queste diciture (Xm) sono tipiche dei prodotti del settore prima infanzia e siamo talmente abituati a vederle su abiti e giocattoli da rischiare di non notarle più di tanto…ma applicarle allo sviluppo linguistico, e in generale allo sviluppo cognitivo, è qualcosa di molto rischioso!
Rischiano di diventtare una fonte di ansia e di equivoci per i genitori, esattamente come accade con le curve di crescita a cui fanno riferimento i pediatri ma che necessitano di specifiche interpretazioni.

Il punto è che lo sviluppo linguistico si caratterizza per una serie di step comuni a tutti i bambini, in termini di tipologia di fasi e di sequenzialità (che valgono addirittura nel caso dei bambini che acquisiscono la lingua dei segni come prima lingua) ma contemporaneamente esiste un’altissima variabilità interindividuale in termini di tempistiche.

Sia bene chiaro, io non sto parlando del prodotto in sè.
Io sto parlando del tipo di pubblicità e dei messaggi che vengono proposti al pubblico e agli acquirenti. E lo faccio con rammarico perchè si tratta di un prodotto sul mercato da più di un anno…voglio dire: ce ne è stato di tempo per creare claim meno rischiosi!

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Contemporaneamente ho trovato online tantissimi post e articoli dedicati al come far sviluppare il linguaggio del tuo bambini e tutti raccolgono tanti consigli per mamme e papà da utilizzare nella quotidianità, a tavola, durante il cambio del pannolino o durante il gioco…e questa è tutta un’altra questione per fortuna!

Un consiglio collaudatissimo? leggere insieme un libro insieme! www.natiperleggere.it

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Cos'è l'acquisizione del linguaggio?

L’acquisizione del linguaggio è un viaggio che comincia nel mondo liquido dell’utero e prosegue durante l’infanzia, l’adolescenza, e anche oltre. Durante questo lungo periodo di acquisizione il protagonista deve affrontare disparate prove. Dai gocci tentativi del neonato per padroneggiare il sistema articolatorio costituito da bocca, gola e laringe in modo da produrre i suoni propri della sua lingua nativa, fino alle abilità complesse molto più tardive di produrre e comprendere lunghe narrazioni, la capacità linguistiche del bambino subiscono numerosi mutamenti. Tecniche di ricerca innovative ci permettono ora di seguire questo viaggio stupefacente molto più da vicino di quanto sia mai stato possibile prima.

In passato la letteratura specialistica situava l’inizio del linguaggio verso il dodicesimo mese, quando i bambini articolano le prime parole riconoscibili. Ora ci siamo resi conto che il fenomeno dell’acquisizione comincia di gran lunga prima di questo momento, addirittura prima della nascita. A partire dalla ventesima settimana id gestazione, il sistema uditivo del feto è sviluppato quanto basta per permettergli di cominciare a elaborare alcuni dei suoni che filtrano attraverso il liquido amniotico. Il mondo del feto è pervaso da una cacofonia di gorgoglii e borbottii originati dal corpo materno, assieme al ritmo costante del suo battito cardiaco. Questi rumori procurano una prima stimolazione uditiva. Ma ben più stimolanti sono i suoni linguistici filtrati.

A partire dal sesto mese di gestazione, il feto passa la maggior parte del suo tempo di attesa a elaborare questi suoni linguistici molto speciali, familiarizzandosi con le qualità peculiari della voce materna e della lingua, o delle lingue, da lei parlate. Diventa anche sensibile alla prosodia – l’intonazione degli enunciati e la struttura ritmica delle parole –che struttura il discorso materno. Negli ultimi tre mesi di vita uterina, il feto si dedica interamente all’ascolto della conversazione materna – una preparazione importante alla vita del mondo esterno. Già dotato di una certa esperienza delle caratteristiche sonore del linguaggio, il neonato giunge nel mondo preparato a dare un’attenzione particolare al discorso umano, in particolare alla voce materna. Queste precoci esperienze intrauterine preparano il neonato all’input linguistico, e dunque può essere loro attribuito un ruolo importante nel processo generale di sviluppo linguistico.
(…)
Assieme alla nuova comprensione dell’elaborazione del linguaggio orale in fase fetale e neonatale, è stata riconosciuta l’importanza del primo dialogo non linguistico tra madre e bambino. Natura e intensità della prima interazione adulto-bambino possono naturalmente variare da cultura a cultura, e tali differenze aiutano i ricercatori a stabilire quali aspetti dell’ambiente sociale siano rilevanti per l’acquisizione del linguaggio.
(…)
In qualunque luogo del mondo, i bambini imparano senza sforzo la loro lingua madre. Se non possono udire, acquisiscono senza difficoltà le complessità del linguaggio gestuale. A differenza dello sviluppo delle abilità di lettura, l’apprendimento di un linguaggio orale o gestuale non richiede lezioni, avviene semplicemente in funzione dello sviluppo e dell’esperienza. Ma la complessità dei modelli di output linguistico che i bambini alla fine producono è mozzafiato; possono parlare a voce o a gesti, del presente, del passato e del futuro; possono riferirsi a eventi immaginari e a concetti astratti; possono usare il linguaggio per trasmettere informazione, o per mentire e ingannare; possono giocare con il linguaggio, creare nuove parole o nuovi significati per parole vecchie. Il linguaggio è un sistema che permette mutamento dinamico e flessibilità. È essenziale per la vita umana sia in quanto potente mezzo di interazione sociale sia in quanto strumento infinitamente creativo per la rappresentazione di esperienze e sensazioni reali o ipotetiche. Il cammino intricato compiuto dai bambini nell’imparare i molteplici aspetti della loro lingua madre è una delle aree pià affascinanti della psicologia umana.

[Karmiloff, K. & Karmiloff-Smith A. 2002. SENTIERI DEL LINGUAGGIO. The McGraw-Hill Company, Milano]