Scuola di baci

“…non ero abituata a chiedere baci a mia figlia, mi sembrava di forzarla….io gliene davo 1000 senza chiederne mai….ora però inizio a pensare che forse avrei dovuto farlo….il fatto è che mi sembra che faccia fatica con le coccole….non ne chiede mai anche se sicuramente ne sente il bisogno…”


Le mamme danno sempre il bacio della buonanotte ma non sempre lo chiedono. Le mamme si prodigano nel dare, ma perché rinunciare allo scambio? Il bacio della mamma aiuta il bimbo a dormire bene, sia per il gesto in sé sia perché è un rito. Ma anche i baci dei bimbi aiutano le mamme a stare meglio, DICIAMOGLIELO!
Sentiranno di essere importanti, coglieranno l’importanza e il potere dei gesti (loro e degli altri) perché anche loro con le loro manifestazioni d’affetto, e in generale con i loro comportamenti,  possono influire sulle emozioni altrui e sul loro benessere (qualcosa di cui spesso anche i grandi si dimenticano…). DICIAMOGLIELO!
Miglioreranno l’autostima e il senso di autoefficacia….del resto l’affettività non nasce all’improvviso e non nasce dal nulla…

L’AUTOSTIMA in particolare, quanto è importante!
Ma nella pratica di cosa si tratta? è il valore che diamo a noi stessi. Quanto pensiamo di valere. E questa “cifra” può variare oppure no…ma quello che conta è il fatto che la nostra autostima, e il modo di considerarla, si forma molto molto presto…e dipende tantissimo dal contesto in cui siamo cresciuti…dallo stile educativo dei nostri genitori, dei nostri insegnanti e di tutte le persone di riferimento….
E noi quanto pensiamo di valere? E da cosa dipende questo valore?

In ogni caso, ogni occasione è buona per creare occasioni di scambio e bei riti: bacio del buongiorno…bacio del buon-asilo…bacio del buon-lavoro…bacio del buon-rientro…

Voi quali baci avete “inventato”?

 

Autostima 1

Autostima: è il processo attraverso cui valutiamo noi stessi (misuriamo il nostro valore), è la misura di quanto ci apprezziamo, di quanto pensiamo di valere. E’ un processo soggettivo e duraturo.
Al di là della definizione che può essere semplice (e implicita nella parola stessa), è interessante aggiungere qualche riflessione:
 la natura di PROCESSO, con una sua evoluzione: e quando comincia questo processo? Da subito: nelle primissime relazioni (con la mamma e poi gli altri famigliari) i bambini colgono di valere, di essere importanti;
L’importanza delle RELAZIONI PRIMARIE: le persone con cui cresciamo hanno un ruolo fondamentale nel processo di formazione dell’autostima;
Un processo COGNITIVO: si svolge nella nostra mente in base alle nostre personali elaborazioni di ciò che ci succede; l’autostima si forma non solo per i fatti che ci coinvolgono ma soprattutto per l’interpretazione che diamo a questi fatti;
Se volessimo isolare due ancore di salvezza per un sano funzionamento psicologico, citeremmo l’autostima e il supporto sociale# (o la rete di relazioni).

Autostima 2 - Bisogno

Anche Maslow considera l’autostima tra i bisogni fondamentali che costituiscono la sua Piramide (dei bisogni) secondo una gerarchia precisa, proprio un solo gradino più in alto rispetto al bisogno di affiliazione. E questi due bisogni insieme seguono solo i bisogni fisiologici e di sicurezza.

In questo senso l’autostima si definisce come bisogno di essere considerati e rispettati, bisogno di sentirsi indipendenti (e il bisogno di affiliazione si definisce come bisogno di amore e relazioni: amare ed essere amati, essere accettati).

 

Autostima 3 - Le teorie implicite

La distinzione tra le possibili TEORIE IMPLICITE nasce con particolare riferimento alla concezione dell’intelligenza e in sintesi dipende dalla risposta che si da’ a una domanda di questo tipo: bravi si nasce o si diventa?

E’ possibile assumere una TEORIA ENTITARIA ovvero un modo di pensare per cui “bravi si nasce” e per cui capita di sentir dire di “essere portati” per una cosa e “non portati” per un’altra. In quest’ottica le proprie abilità e quelle degli altri vengono considerate come entità (stabili): o hai quelle capacità, quelle doti, o non li hai.

In alternativa è possibile assumere una TEORIA INCREMENTALE, che porta a considerare le abilità come facoltà in crescita, modificabili per effetto dell’ambiente e dell’apprendimento.

Si tratta di modi diversi di interpretare le proprie competenze, abilità e caratteristiche e in fondo di definire se stessi.

[Moè, A. 2010. La motivazione. Il Mulino, Bologna]