Quanto vale l’obbedienza?

Tra i libri che ho avuto la fortuna di scoprire in occasione dell’ultima edizione di Scrittorincittà (il consueto festival letterario che si svolge a novembre nella città di Cuneo) c’è quello di Daniele Aristarco: IO DICO NO – STORIE DI ORDINARIA DISOBBEDIENZA.

Il libro, edito da Feltrinelli, racconta (in maniera documentata) alcuni dei “No” che hanno fatto la storia.

Nella quarta di copertina leggiamo che si tratta di storie di battaglie per la LIBERTA’

Eh sì, ci sono state anche quelle nella storia di ieri, e anche di ieri l’altro… ma ce ne sono tante anche nella storia di oggi, in posti a noi vicini o lontani (ad esempio qualcuno ricorda dove e quando è avvenuta la rivoluzione degli ombrelli?)

Allora, anche per noi adulti, e soprattutto per chi si occupa di educazione, è importante riflettere sul valore di certi valori …perchè rischiano di perdere valore se diventano assoluti.

L’obbedienza è un valore? L’obbedienza dei bambini verso gli adulti è un valore da trasmettere in assoluto?

In questo senso, riprendo con piacere un articolo pubblicato da UPPA qualche tempo fa che spiega perchè L’obbedienza non è un valore:

Senza spirito critico l’obbedienza non è una virtù: bisogna mettere in discussione le regole per scoprirne il vero valore sociale

L’obbedienza non è un valore assoluto, perché, per sua natura, può soffocare altri valori, quali la libertà, la creatività, la vitalità. Occorre creare degli equilibri adeguati fra i valori in contrasto, perché lo squilibrio fra valori crea sofferenza in se stessi e negli altri.

Quando nello squilibrio fra valori prevale l’obbedienza, bambini e ragazzi rischiano di diventare dei “soldatini” o degli “angioletti”: obbedienti, ma spenti. Spesso, nelle passate generazioni, proprio questo era il destino dei “bravi ragazzi di buona famiglia e bene educati”. Quando invece lo squilibrio è a scapito dell’obbedienza alle regole, bambini e ragazzi rischiano di diventare prima di tutto insopportabili, ma poi anche incapaci di portare a compimento i loro progetti, il che è ancora più grave.

Ma come si può fare a creare degli equilibri adeguati fra i valori in gioco? A ben guardare, scopo delle regole è proprio quello di indirizzare verso la creazione di determinati equilibri fra valori in contrasto.

Le regole sono importanti…

…ma lo spirito critico lo è ancora di più, perché ci permette di valutare anche la validità delle regole, nonché la validità degli equilibri fra valori cui mirano le stesse regole.

…continua a leggere l’articolo originale

In più, sempre in un’ottica evolutiva, possiamo fare riferimento al modello dello sviluppo morale di Piaget e di Kohlberg.

Lo sviluppo morale secondo Piaget

La PRATICA della regola e la COSCIENZA della regola seguono tappe evolutive differenti secondo Piaget.

In particolare per quanto riguarda la COMPRENSIONE delle norme è possibile distinguere i seguenti stadi:

  1. PERIODO PRE-MORALE (fino ai 3/4 anni) caratterizzato da anomia, ovvero da assenza di regole. Successivamente si organizzano due forme distinte di moralità
  2. fase del REALISMO MORALE (prevale dai 4/5 anni fino agli 8/9), tipico del periodo pre-operatorio e caratterizzato dall’adozione di un punto di vista egocentrico, così denominato perché i giudizi tendono ad essere formulati adottando come criterio guida il danno reale e oggettivo, più che l’intenzionalità di chi compie l’azione.
  3. fase della MORALE ETERONOMA, secondo cui la validità dei principi morali dipende sia dall’autorità di colui che li ha promulgati e sanciti (i genitori, gli insegnanti, la religione, ecc) sia dalla forza con cui vengono fatti rispettare, attraverso punizioni e sanzioni.
  4. fase del RELATIVISMO MORALE (o soggettivismo morale) si caratterizza per una concezione meno rigida delle regole, concepite come frutto di accordo e, in quanto tali, passibili di cambiamento
  5. fase della MORALE AUTONOMA (dopo gli 8 anni) contraddistinta dalla progressiva importanza attribuita agli elementi specifici della situazione e alle intenzioni (responsabilità soggettiva).

Lo sviluppo morale secondo Kohlberg

La PRATICA della regola e la COSCIENZA della regola seguono tappe evolutive differenti secondo Piaget.

In particolare per quanto riguarda la COMPRENSIONE delle norme è possibile distinguere i seguenti stadi:

  1. PERIODO PRE-MORALE (fino ai 3/4 anni) caratterizzato da anomia, ovvero da assenza di regole. Successivamente si organizzano due forme distinte di moralità
  2. fase del REALISMO MORALE (prevale dai 4/5 anni fino agli 8/9), tipico del periodo pre-operatorio e caratterizzato dall’adozione di un punto di vista egocentrico, così denominato perché i giudizi tendono ad essere formulati adottando come criterio guida il danno reale e oggettivo, più che l’intenzionalità di chi compie l’azione.
  3. fase della MORALE ETERONOMA, secondo cui la validità dei principi morali dipende sia dall’autorità di colui che li ha promulgati e sanciti (i genitori, gli insegnanti, la religione, ecc) sia dalla forza con cui vengono fatti rispettare, attraverso punizioni e sanzioni.
  4. fase del RELATIVISMO MORALE (o soggettivismo morale) si caratterizza per una concezione meno rigida delle regole, concepite come frutto di accordo e, in quanto tali, passibili di cambiamento
  5. fase della MORALE AUTONOMA (dopo gli 8 anni) contraddistinta dalla progressiva importanza attribuita agli elementi specifici della situazione e alle intenzioni (responsabilità soggettiva).