Oliver Sacks, entrare nella mente e scappare dalla mente….

A distanza di 7 mesi dalla notizia del tumore in fase terminale (qui linkiamo l’articolo del Corriere del 15/02/2015), arriva oggi la notizia della morte del famoso neurologo-scrittore Oliver Sacks. Riprendiamo in particolare l’articolo di Repubblica perchè propone due video interessanti che raccontano qualcosa della vita di Sacks. E’ lui stesso a parlare e a raccontare di sé. Nel primo parla di droghe, nel secondo di scrittura….due vie percorse dall’autore per evadere dalla realtà.

Cenerentola trovava la sua evasione sognando ad occhi aperti….Sacks ha cercato la sua evasione in esperienze più concrete ed estreme grazie agli spunti che il suo lavoro di neurologo gli forniva. Da un lato le sue scoperte riguardo al funzionamento mentale, dall’altro i fenomeni emergenti e inspiegabili. Prima le sostanze psicoattive poi la narrazione delle storie dei suoi pazienti. Due binari che partono dalla mente e divergono. La motivazione iniziale potrebbe essere la stessa, il bisogno di evadere dalla realtà, le destinazioni e i risultati sono completamente opposti in termini di accettabilità sociale.

Il primo filmato ci presenta un personaggio in balia di una dipendenza da sostanze stupefacenti….non molto lontano dalla figura del “tossicodipendente” così diffusa negli anni ’80 e ’90.
Il secondo filmato ci presenta uno scrittore di successo: la prima opera a portarlo all’attenzione internazionale fu “L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello”, ma la fama planetaria arrivò con “Risvegli” pubblicato nel 73 (in cui raccontava di casi di encefalite letargica, e di come alcuni dei suoi pazienti erano riusciti, seppur brevemente, a uscire dal loro stato catatonico) e  furono trasportate sul grande schermo nel ’90 con un film omonimo (con Robin Williams e Robert De Niro) che fu nominato a tre Premi Oscar.
Eppure il personaggio in questione è lo stesso: Oliver Sacks, medico e neurologo, nato in una famiglia ebraica ortodossa inglese che ha lasciato andando in America dove poi è riuscito a esercitare la sua professione tra alti e bassi prima del successo letterario. Un personaggio dalle mille sfaccettature (e chi non he ha?) non ultima quella della sua omosessualità, rifiutata dai genitori e soprattutto dalla madre ma successivamente accolta in maniera implicita, secondo quanto ha raccontato in un’intervista pubblicata sul New York Times e ripresa dal Corriere.

Una storia di resilienza‘ conclude l’articolo di oggi sul Corriere facendo riferimento alla sua biografia On the move, forse per spostare l’attenzione rispetto alle tante critiche che gli sono state rivolte soprattutto provenienti dalla community dei medici puri.

Ecco, anche noi andiamo oltre ogni tipo di polemica (riguardo agli aspetti tecnici del lavoro di medico, alle questioni deontoloiche, religiose, familiari o altro…)

Quello che ci preme sottolineare è il grande lavoro che Oliver Sacks ha svolto in termini di divulgazione nell’ambito della malattia mentale. Con i suoi racconti e con le storie dei suoi pazienti, grazie ai libri e alle produzioni cinematografiche e teatrali, ha contribuito a mostrare il lato umano della malattia mentale, raccontata da dentro, da chi la vive, andando molto oltre i pregiudizi, i luoghi comuni e anche oltre le descrizioni formali…

In più il suo background multidisciplinare, in quanto neurologo, chimico e scrittore, ben si concilia con la linea che abbiamo scelto per presentare i grandi autori che hanno raggiunto l’apice della loro professionalità proprio grazie a un percorso personale costruito attraverso discipline diverse.

Inoltre il tema dell’accettabilità/accettazione sociale, collegandosi al tema delle droghe e delle sostanze psicoattive apre la porta a ulteriori riflessioni se pensiamo non solo agli allucinogeni ma anche a una sostanza legale come è l’alcol

E ci piace collegare anche le droghe e in senso più lato le dipendenze al tema del bisogno o desiderio di evasione dalla realtà…un aspetto che caratterizza non solo il consumo di alcol ma anche il Gioco d’Azzardo Patologico che nel recente DSM5 viene incluso tra i DISTURBI DELLE DIPENDENZE sotto l’etichetta di Disturbo da Gioco d’Azzardo.

SOSTANZE DEPRESSIVE, STIMOLANTI e ALLUCINOGENE

Sono dette depressive le sostanze che rallentano l’attività del Sistema Nervoso Centrale (SNC), esse allentano la tensione e le inibizioni e possono interferire con la capacità di giudizio dell’individuo, l’attività motoria e la concentrazione. I tre grandi gruppi di sostanze depressive comprendono l’alcol, i farmaci sedativi-ipnotici e gli oppiacei.

Gli stimolanti sono sostanze che potenziano l’attività del Sistema Nervoso Centrale (SNC), con conseguente aumento della pressione sanguigna e del battito cardiaco, miglioramento della capacità di attenzione, maggiore velocità di azione e di pensiero. Tra gli stimolanti più usati e problematici vi sono la cocaina e le amfetamine che hanno effetti molto simili. Gli effetti diversi riferiti da chi ne fa uso sono dovuti alle diverse dosi di assunzione e alla diversa costituzione fisica dei soggetti. Altri stimolanti molto usati e del tutto legali sono la caffeina e la nicotina.

Vi sono altri tipi di sostanze che possono essere causa di problemi per chi ne fa uso e per la società. Gli allucinogeni inducono deliri, allucinazioni e altri disturbi sensoriali. Le sostanza cannabinoidi, oltre a provocare allucinazioni sensoriali, hanno anche effetti depressivi e stimolanti. Molte persone infine assumono combinazioni di sostanze dando luogo a effetti mutevoli (ndr.).

[PSICOLOGIA CLINICA – R. J. Comer, a cura di A. Granieri e F. Rovetto. De Agostini Scuola, 2013]

ABUSO, DIPENDENZA, TOLLERANZA e ASTINENZA

Le sostanze psicoattive si collegano ad alcuni comportamenti/fenomeni specifici di seguito elencati.

  • ABUSO DI SOSTANZE: comportamento che consiste nel ricorso eccessivo e regolare a una droga e incluenza negativamente le relazioni sociali, le prestazioni lavorative e con il quale il soggetto mette in pericolo se stesso o gli altri.
  • DIPENDENZA DA SOSTANZE: comportamentonel quale il proprio stile di vita viene organizzato esclusivamente attorno a una droga , verso la quale può essere sviluppata tolleranza, con sintomi di astinenza quando si smette di assumerla; è detta anche assuefazione.
  • TOLLERANZA: adattamento del cervello e del fisico all’uso regolare di determinate droghe, di modo che sono necessarie dosi sempre maggiori per ottenere prima lo stesso effetto.
  • ASTINENZA: reazioni spiacevoli e talora pericolose che possono verificarsi quando l’utilizzo cronico di una droga viene interrotto o ne viene ridotta l’assunzione.

[PSICOLOGIA CLINICA – R. J. Comer, a cura di A. Granieri e F. Rovetto. De Agostini Scuola, 2013]

IL DISTURBO DA GIOCO D'AZZARDO secondo il DSM5

I criteri diagnostici sono :
A  Comportamento da gioco d’azzardo problematico ricorrente e persistente che porta a stress o a un peggioramento clinicamente significativo, come indicato dalla presenza nell’individuo di 4 (o più) dei seguenti sintomi per un periodo di almeno 12 mesi:
1 Necessità di giocare una quantità crescente di denaro con lo scopo di raggiungere l’eccitazione desiderata
2 È irritabile o irrequieto quando tenta di  ridurre o interrompere il gioco d’azzardo
3 Ha effettuato ripetuti sforzi infruttuosi per controllare, ridurre o interrompere  il gioco d’azzardo
4 È spesso preoccupato per il gioco d’azzardo (per esempio, ha pensieri persistenti di rivivere esperienze passate del gioco d’azzardo, di problematiche  o di pianificazioni future, pensando  come ottenere danaro con cui giocare)
5 Spesso gioca quando si sente in  difficoltà (per esempio, assenza di speranza, in colpa, ansioso, depresso)
6 Dopo aver perso soldi al gioco, spesso  torna un altro giorno (perdite “inseguite”)
7 Racconta bugie per nascondere il coinvolgimento nel gioco d’azzardo
8 Ha messo a repentaglio o ha perso  una relazione significativa, il lavoro, lo studio o una opportunità di carriera  a causa del gioco d’azzardo
9 Si basa su altri per cercare denaro  per alleviare le disperate situazioni  finanziarie causate dal gioco d’azzardo
B  Il comportamento da gioco d’azzardo non è meglio descritto da un episodio maniacale .

IL GIOCO COMPULSIVO secondo i Giocatori Anonimi

Quali sono alcune delle caratteristiche di una persona che è un giocatore compulsivo?
INCAPACITA’ E  MANCANZA DI VOLONTA’ AD ACCETTARE LA REALTA’. Da qui la fuga nel mondo fantastico del gioco.
INSICUREZZA EMOTIVA. Un giocatore compulsivo si sente emozionalmente a suo agio solo quando è “in azione”. Non è raro sentire un membro di G.A. dire: “Il solo posto dove stavo bene era quando giocavo; lì mi sentivo sicuro ed a mio agio. Non c’erano grosse obbligazioni su di me. Sapevo che mi stavo distruggendo ma nello stesso tempo avevo anche un certo senso di sicurezza”.
IMMATURITA’. Il desiderio di avere tutte le cose buone della vita senza grossi sforzi da parte loro sembra essere la caratteristica comune dei giocatori compulsivi. Molti membri di G.A. accettano il fatto che non volevano crescere. Inconsciamente sentivano di poter evitare le responsabilità della maturità scommettendo sul giro di una ruota o sul tiro di una carta, e pertanto la lotta per evitare le responsabilità è divenuta alla fine un’ossessione inconscia.
Inoltre, sembra che il giocatore compulsivo abbia un forte desiderio interno di essere un “pezzo da novanta” ed avere anche la sensazione di essere onnipotente. Il giocatore compulsivo è disposto a fare qualsiasi cosa (spesso di natura antisociale) per mantenere l’immagine che vuol far apparire verso gli altri.

In più, vi è la teoria che i giocatori compulsivi inconsciamente vogliono perdere per auto-punirsi. Vi sono molte prove a supporto di tale teoria.

Qual è il mondo fantastico di un giocatore compulsivo?
Questa è un’altra caratteristica comune dei giocatori compulsivi. Essi perdono molto tempo immaginando le cose grandiose e magnifiche che faranno appena realizzeranno la grande vincita. Spesso si vedono come filantropi e persone piene di fascino.
Possono sognare di regalare alla famiglia ed agli amici macchine nuove, pellicce ed altri articoli di lusso. I giocatori compulsivi si immaginano di condurre una vita felice, permessa dalle grosse somme di denaro vinte grazie ai loro “sistemi”. Camerieri, attici, bei vestiti, amici brillanti, yacht e giri del mondo sono solo alcune delle cose meravigliose che si trovano subito dietro l’angolo non appena  la grossa vincita sarà finalmente avvenuta.

Pateticamente, però, sembra che nessuna vincita sia grande abbastanza da rendere reale anche il più piccolo di questi sogni. Quando  il giocatore compulsivo vince, gioca per sognare sogni ancora più grandi. Quando perde, gioca nella disperazione più cupa, e la profondità della sua disperazione, mentre  il suo mondo fantastico si frantuma, è indescrivibile.
Tristemente, combatte per rifarsi, ha più sogni e naturalmente soffre  ancora di più. Nessuno può convincerlo che i suoi grandi schemi non diventeranno mai realtà. Seguiterà a credere che lo diventeranno, perché senza questo mondo di sogno la vita per lui non sarebbe tollerabile.

[il testo di questo box è tratto dal sito www.giocatorianonimi.org ]