Gli ostaggi delle maestre e le rivoluzioni

L’articolo titolava così: Asili, genitori in rivolta contro l’inserimento: il nostro settembre ostaggio delle maestre!

Al di là delle necessarie distinzioni in termini di misura (quanti giorni e per quanto tempo?) e di flessibilità (perché ogni bambino è diverso), vale la pena soffermarsi sulla questione dell’OPPORTUNITÀ’ di questo “strumento”, anche in termini di costi (per i genitori)/benefici (per i bambini) ma soprattutto in termini di CONTESTO STORICO. E qui non si vuole parlare né della crisi, né di quanto accade negli altri Paesi europei e non.

Ricordiamo soltanto un’altra RIVOLUZIONE che ha portato a un maggiore coinvolgimento dei genitori in ambiti precedentemente considerati di completo appannaggio delle istituzioni e del personale autorizzato. Al tempo sicuramente le proposte e le prime attuazioni di procedure che oggi ci sembrano naturali per le società avanzate, hanno incontrato qualche difficoltà a farsi strada….ma oggi i genitori sarebbero pronti a battersi contro chi osasse negare loro il diritto di accudire il proprio figlio ricoverato in ospedale!

Eppure fino a qualche decennio fa era la regola: i bambini ricoverati in ospedale stavano da soli, salvo i normali orari di visita. Nè più né meno come accadeva per gli adulti. Il primo a ipotizzare la necessità e l’OPPORTUNITÀ’ di affiancare un genitore durante la degenza, e ad adoperarsi perché lo stato delle cose cambiasse, è stato BOWLBY, nome noto ai più per l’elaborazione della Teoria dell’attaccamento (box), e questo avvenne dopo che nel 1950 ricevette dall’OMS la direzione di una ricerca su bambini che avevano perso la propria famiglia.

Probabilmente anche allora qualcuno disse “io sono stato in ospedale da solo e sono guarito bene lo stesso“, oppure “mio figlio è stato in ospedale senza di me e se l’è cavata benissimo“. Al di là del fatto che una scelta come quella dell’asilo nido o della scuola materna, che riguarda un periodo di tempo esteso (alcuni anni) dovrebbe essere affrontata con modalità che vadano al di là della sopravvivenza….è interessante ricordare che ogni cambiamento porta con sé dei motivi di resistenza, più o meno validi, ma non per questo il cambiamento deve fermarsi di fronte alle resistenze se tale cambiamento ha un senso…

D’altra parte, qualcosa del genere è successo anche nelle sale parto: fino a pochi decenni fa era naturale per i padri rimanerne fuori e delegare completamente le ostetriche e i medici di turno dall’ingresso in ospedale fino alla nascita. Eppure oggi la “normalità” è un’altra.

E se l’idea della normalità, dell’ordinarietà, è qualcosa che cambia e che fa cambiare i contesti storici, è anche qualcosa che si collega bene alla teoria dell’attaccamento e alle dinamiche che muovono (o possono muovere) i bambini tra la loro base sicura e l’esplorazione… (box)

Ricordare Bowlby è utile non solo perché quel cambiamento rivoluzionario che portò nei reparti di pediatria rappresenta un utile spunto di riflessione, ma anche perché la (sua) teoria dell’attaccamento (in virtù delle sue robuste influenze interdisciplinari) offre un punto di vista privilegiato per analizzare fenomeni tra loro molto diversi e anche quello dell’inserimento in un ambiente nuovo come un asilo nido o una scuola materna: ambienti e persone inizialmente sconosciuti destinati a diventare quotidiani e si spera familiari per il bambino che vi entra.

Sia perché nei contesti nuovi anche gli attaccamenti più sicuri possono essere “riattivati” e occorre che il bisogno di attaccamento trovi una risposta perché il bisogno di esplorazione possa tornare ad esprimersi; sia perché se è vero che esistono figure di attaccamento multiple (non solo quella principale che è spesso la madre) e dunque anche le maestre possono diventarlo ma perché accada serve un po’ di tempo.

 

La TEORIA dell'ATTACCAMENTO

La teoria dell’attaccamento nasce e si afferma attraverso la figura di John Bowlby, al quale va il merito di avere unificato il sapere proveniente da 3 ambiti di ricerca differenti, dai quali ha mutuato alcuni assunti di fondo:

Dalla PSICANALISI e dalla BIOLOGIA EVOLUZIONISTA:

  • l’eredità psicologica delle specie si esprime soprattutto a livello inconscio e automatico nella sfera emotiva e comportamentale del funzionamento mentale;
  • le vicende della vita infantile hanno un’influenza duratura sullo sviluppo mentale;
  • l’ambiente e l’esperienza sono fonti determinanti per lo sviluppo normale e patologico.

Dall’ETOLOGIA:

  • l’attenzione per l’indagine scientifica del comportamento animale usata in senso comparativo per studiare quello umano;
  • il recupero del senso dell’osservazione naturalistica del comportamento;
  • l’interpretazione del comportamento in termini teleonomici (termine usato in biologia per indicare il finalismo insito nelle strutture e nelle forme tipiche degli organismi viventi, dovuto all’azione della selezione naturale) anziché causalistici. Tale approccio consente di studiare la funzione del legame con il genitore nello sviluppo precoce e di identificarne, nella concretezza del contesto ambientale, le cause attivanti [Bowlby, 1969-80. Attaccamento e perdita, vol. I Attaccamento]

Per definire l’attaccamento utilizziamo una delle tante formulazioni che Bowlby ci ha fornito:

dire che un bambino è attaccato a, o dire che ha un attaccamento con, equivale a dire che egli è fortemente predisposto a ricercare la vicinanza e il contatto con una specifica figura di attaccamento e che fa ciò in particolari situazioni, più specificatamente quando si sente angosciato, spaventato, stanco o malato” [Bowlby, 1984. Caring for the young: influences on development]

L’attaccamento si configura come un concetto multidimensionale e include un insieme articolato di componenti di natura rispettivamente sociale, emotiva, cognitiva e comportamentale deputate a svolgere quattro funzioni fondamentali:

  1. offrire sicurezza o “una base sicura“;
  2. consentire l’espressione emotiva;
  3. consentire la regolazione emotiva;
  4. fornire una base per l’esplorazione.

[Barone L., Emozioni e sviluppo. Carocci Editore, 2007]

La teoria dell’attaccamento formulata da Bowlby è stata ed è oggetto di numerosissimi approfondimenti. In primis ricordiamo il nome di Mary Answorth che ha definito un preciso paradigma sperimentale (noto come Strange Situation) avviando lo studio delle differenze individuali che caratterizzano l’attaccamento.