Dott.ssa Peluche: salute a 360°

Dotty, è una bambina conosciuta dai suoi amici come la migliore dottoressa dei giocattoli. Ha un fratello minore di nome Donny che spesso le chiede aiuto, per aggiustare i suoi giocattoli e quelli dei suoi amici.
Oltre a Donny, Dotty gioca spesso anche con Annie e la sua sorellina Alma. Dotty e Annie a volte giocano a fare le rockstar e si chiamano “le sorelle superfantastiche”.
Dotty ha tanti giocattoli e ciascuno ha un nome e un carattere. I suoi preferiti sono la pecorella di peluche Bianchina (specialista in coccole), Draghetto (sedicente “drago coraggioso”), Nevino (un pupazzo piuttosto ipocondriaco) e l’infermiera Hally (un ippopotamo che si comporta come una caposala esperta).

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Dotty ha una sua clinica (la casetta in giardino), che occupa poco spazio fuori ma all’interno è grandissima e capace di contenere tutti i personaggi e le attrezzature necessarie…
Per le emergenze e i casi fuori sede Dotty ha costruito una clinica-mobile grazie all’aiuto di suo padre.

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Dotty tiene nota di tutti i suoi casi su un libro speciale (il grande libro della bua) disegnando il paziente (prima malato e poi guarito) e indicando la diagnosi: nomi fantasiosi che ben descrivono le singole malattie (in contrasto con i nomi reali utilizzati dai medici).

Per i casi più difficili Dotty può contare su una consulente molto speciale: la mamma! Una dottoressa anche lei. Il padre invece è un cuoco e spesso di giorno è in casa coi figli.
Un’altra presenza significativa è quella della nonna: una appassionata di viaggi in giro per il mondo che diventano occasioni per spedire ai suoi nipoti dei giochi esotici che aprono le porte a culture lontane (Giappone, Isole Haway…).

Informazioni aggiuntive sulla serie sono disponibili qui.
Il cartone va in onda su Disney Junior e Rai yoyo.

Punti di forza:

  • le tematiche relative alla salute a 360° (in linea con le attuali definizioni di salute che abbandonano la distinzione tra salute fisica e salute mentale);
  • l’occasione per parlare di ospedali, strumenti e pratiche;
  • i consigli relativi alle buone abitudini in termini di igiene, alimentazione, sonno, esercizio fisico ma anche riguardo agli atteggiamenti;
  • il valore terapeutico del contatto fisico (gli abbracci terapeutici di Bianchina) e del supporto sociale (gli amici e la famiglia);
  • i tanti casi dedicati alle emozioni più difficili da gestire, come la paura e la vergogna;
  • particolare attenzione al tema delle diversità;
  • il gioco di fantasia;
  • la capacità di dare un nome alle cose e in particolare alle situazioni difficili (come accade per le diagnosi);
  • l’impegno e la volontà di aiutare chi ha bisogno, sempre e comunque, anche quando non è agevole (clinica mobile);
  • le musiche curate e coinvolgenti, cantate da Dotty e i suoi “collaboratori” ad ogni paziente, aiutano a cogliere e memorizzare i concetti importanti;
  • la canzone che precede ogni visita: Con una visita scoprirò se stai bene o no (coro: diamo un’occhiata), devo capire che succede e così ti curerò (coro: diamo un’occhiata ), ridi pure un pochino se ti faccio il solletichino (coro: diamo un’occhiata);
  • la canzone finale: io mi sento molto meglio, grazie dottoressa è tutto merito tuo, mi sento uno splendore, lo so che la migliore sei tu, e il problema non esiste più;
  • altre canzoni “ad hoc per i singoli casi clinici”, ad esempio quella che Dotty canta a Nevino che si è nascosto perchè si vergogna del suo nuovo aspetto: Ehi parlami un po’, ti aiuterò, c’è un problema che non so, vuoi dirmi qual’è? Raccontalo a me? ma non tenerlo dentro. Cosa c’è che non va? Dimmi la verità…così passerà. Ehi parlami un po’, ti aiuterò…
  • le figure genitoriali sono particolarmente positive: disponibili in ogni occasione (“certo Dotty, ho sempre tempo per te” è una tipica risposta della madre) ma discrete e rispettose, autorevoli e sagge, capaci di giocare e scherzare con figli;
  • le figure genitoriali sono presentate in controtendenza rispetto ai pregiudizi di genere: capita ad esempio che il padre si occupi della lavatrice, che faccia da baby sitter per i vicini di casa.

Qualche caso interessante:

  • La bambola Susy-Raggio-di-Sole diventa molto “scontrosa” per carenza di sonno (gli occhi sporchi di marmellata non potevano chiudersi);
  • La macchinina da corsa Ricardo-Race si trova incapace di correre veloce (diagnosi di no-brum-brummatosi) causa bisogno di ricaricarsi;
  • Una “bambola d’azione” giapponese è debole per carenza di movimento ed esercizio fisico (dovuto al lungo viaggio affrontato);
  • Il mostro a tante mani Globo contagia tutti con la varicella misteriosa poiché non abituato a lavarsi le mani;
  • Un omino del calcio-balilla necessita di oliarsi ogni tanto ma si vergogna e teme il giudizio dei suoi compagni di squadra;
  • Un pallone affetto da sgonfitosi ha paura dell’ago necessario per guarirlo/gonfiarlo e Dotty gli racconta di quando anche lei ha avuto paura;
  • Scimmia-bollicine è incapace di fare le solite bolle poiché si era riempita con prodotti sbagliati (con l’invito di Dotty a mangiare solo le cose che ci fanno bene)
  • Uno dei coccodrilli di coccodrillopoli ha il mal di pancia poiché aveva mangiato molto più del dovuto;
    Draghetto ferito alla coda impara che chiedere aiuto quando si ha bisogno è un comportamento molto coraggioso;
  • Dotty in occasione di un pigiama party si accorge si soffrire di Nostalgite-di-casa e i suoi amici si prendono cura di lei
  • Una piccola balena di spugna è triste perché si sente troppo piccola e inadeguata ma Dotty la rassicura cantando “crescerai” perché non bisogna bruciare le tappe….ed effettivamente la balena cresce appena si trova nel suo ambiente ideale (l’acqua);
  • Due pupazzi a molla, padre e figlio, abituati ad esibirsi insieme devono cambiare i loro programmi perché il padre si è fatto male e il figlio ha paura di andare avanti da solo
  • Un fantasma che abita in una zucca di Halloween e dovrebbe uscire spaventando i presenti in realtà non lo fa…perché ha paura di chi può incontrare…
  • Nevino diventa rosa per un incidente di lavaggio e se ne vergogna tanto da nascondersi ma poco per volta si confida con Dotty (bellissima la canzone di lei: Hey parlami un po’, ti aiuterò, c’è un problema che non so, vuoi dirmi qual è? raccontalo a me! Ma non tenerlo dentro. Cosa c’è che non va? Dimmi la verità, così passerà…) e i suoi amici gli faranno capire che gli vogliono bene sempre e comunque indipendentemente dal suo aspetto;
  • Uno dei due canguri-karate sembra essersi rotto perché finisce sempre a terra prima che cominci il match…ma in realtà si tratta di simulazione perché ha paura di confrontarsi con l’altro e di risultare perdente: un esempio di Tendenza ad evitare (box)

Tendenza ad affrontare e Tendenza ad evitare

Di fronte a una situazione di incertezza o a una sfida qualcuno tende a pensare “meglio non rischiare” e qualcun altro invece penserà “Dai, buttati!”.

Si tratta di due approcci diversi, di due diverse tendenze: tendenza ad Affrontare oppure tendenza ad evitare.

Secondo la teoria sviluppata da Gray (1970) vi sono due sistemi definiti rispettivamente BIS (Behavioral Inhibition System) e BAS (Behavioral Activation System). Il Primo è un sistema di inibizione e di evitamento, sensibile alle punizioni o alla mancanza di rinforzo e può condurre di conseguenza a stati d’ansia e a motivazioni di evitamento (avoidance). Il secondo è un sistema di attivazione e di avvicinamento (aproach), sensibile ai rinforzi che porta quindi a comportamenti motivati p a un evitamento attivo.

Più recentemente, Higgins (1997) ha individuato due contrapposte modalità di focalizzazione: prevention vs. promotion, traducibile con prudente vs. audace. La prima è basata sulla sicurezza e il rischiare poco, ed è evidente che se eccessiva e pervasiva porterà a frequenti rinunce e a rinunciare di cimentarsi nelle situazioni. La seconda consiste invece nella tendenza a intraprendere attività o impegni anche accollandosi il rischio di non riuscire ed è naturalmente da commisurarsi all’effettiva preparazione. Nel primo caso il successo assumerà il significato di “ho evitato un problema” piuttosto che nel secondo caso “ho conquistato qualcosa”, con evidenti implicazioni anche sul piano emotivo-motivazionale.

[Moè, 2010. La Motivazione. Il Mulino]